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Roberto Sara intervista Alberico Di Cecco
Roberto Sara intervista Alberico Di Cecco.

Alberico Di Cecco è un maratoneta italiano.

  • Vince il primo titolo italiano Fidal all’età di 14 anni, a 15 anni veste la prima maglia Azzurra giovanile
  • A 16 anni realizza la migliore prestazione italiana di sempre per età sui 10.000m in pista in 31’35”.
  • Ha partecipato ai campionati mondiali nel 2001 e nel 2003, ottenendo rispettivamente il 17º e il 22º posto.
  • Nelle olimpiadi di Atene del 2004 arriva 9º con il tempo di 2h14’34.

Ovviamente conoscevo il Pescaracalcio5 e la PolisportivaPescara come realtà importanti ma non pensavo fossero così significative nell’organizzazione

[R] Noi ci siamo conosciuti durante le gare abruzzesi di corsa in forza di una passione che ci accomuna, e hai accettato di venirci a trovare al PalaRigopiano di Pescara, la casa della Polisportiva Pescara e della Pescaracalcio5.
Come ti sei trovato? Cosa ti ha destato curiosità/interesse?

[A] Ciao a tutti i biancoazzurri e grazie per l’invito a questa chiacchierata. Posso dirti che mi sono trovato subito molto bene dal primo momento in cui ho messo piede nella Vostra sede.

L’ambiente e le persone incontrate, staff, giocatori, ogni addetto ti fanno sentire subito a proprio agio e mi ha impressionato lo stile che caratterizza questa realtà.

Ovviamente conoscevo il Pescaracalcio5 e la PolisportivaPescara come realtà importanti ma non pensavo fossero così significative nell’organizzazione.

Tutti gli aspetti destano attenzione ma in particolare l’area medico sanitaria, i suoi operatori ed i macchinari di ultima generazione della società e per finire al pullman (mobil house) che oltreché bello, è chiaramente pensato per l’atleta e per le sue necessità.

[R] La cultura che si vive in casa biancoazzurra è quella che punta a curare i particolari, investire nella qualità degli staff tecnici, nell’eccellenza degli operatori dell’area medica interna con macchine riabilitative di proprietà convinti che questi variabili siano fondamentali tanto quanto l’atleta.
Cosa ne pensi? Lo ritieni utile nel mondo del running una proiezione simile ? a che punto siamo?

[A] Mi aggancio a quanto detto prima perché la sensazione ricevuta è quella di una struttura che si mira alla performance, ma anche tutelare e valorizzare l’atleta. Secondo me l’atleta si sente tutelato e assistito.

Conoscendoti e il modo in cui parli dell’atleta si sente che c’è attenzione alla salute psico/fisica dei tesserati affinchè siano messi nelle migliori condizioni per ottenere risultati, per vincere.

Per quanto riguarda il podismo siamo lontani anni luce da questa concezione/cultura, che sarebbe rivoluzionaria, sembra infatti che nell’ambiente running non si aspiri, se non in rari casi societari, a tutelare in questo modo i propri tesserati, a farli crescere e migliorare qualitativamente.

Nell’atletica leggera questa cultura c’è e la struttura diventa organizzata perchè le possibilità economiche lo consentono, soprattutto grazie alle strutture dei gruppi sportivi militari.

[R] Hai ricambiato l’invito portandoci a casa Uisp Abruzzo e Molise, dove mi hai chiesto di trattare temi legati all’importanza delle andature preatletiche e della flessibilità (cd stretching).

desideravo una testimonianza sulle andature preatletiche e sullo stretching per riportare in auge il tema della base qualitativa prima ancora di quella quantitativa che dovrebbe sviluppare il runner.

E’ un argomento impegnativo, perché questi temi?

[A] Perché si sta perdendo la conoscenza dell’attività sportiva di base, come detto prima, e durante l’incontro che ho desiderato avvenisse durante la trasmissione televisiva su TV6 – condotta con Roberto Paoletti – desideravo una testimonianza sulle andature preatletiche e sullo stretching per riportare in auge il tema della base qualitativa prima ancora di quella quantitativa che dovrebbe sviluppare il runner.

Basterebbero piccoli dettagli per avere grandi benefici non solo in termini di performance ma soprattutto di salute. Ad esempio l’uso delle andature preatletiche in età preadolescenziale supportano coordinazione, elasticità neuromuscolare, appoggio corretto del piede a terra, prevenzione infortunistica.

Il mondo poi della flessibilità si apre a mille riflessioni, che spero andremo a approfondire presto, ma poi la cosa assurda è che queste argomentazioni vengono trascurate, non conosciute oppure personalizzate a piacimento senza approfondirle per lasciare spazio alla mera necessità di correre e “sentire fatica”, come se fosse l’unica “strada” per allenarsi .

[R] Cosa pensi possa essere utile al movimento running di questa regione in ambito giovanile?

[A] Oggi si è “rotto” un collegamento tra gli organi di staff e l’atleta soprattutto se giovane: occorre riportare attenzione sull’attività promozionale – portare giovani a avvicinarsi al podismo – e quindi far crescere la cultura in questo senso a partire dai presidenti delle società, formare i tecnici per i vivai, inserire in ragazzi in circuiti significativi. Oggi i genitori non sanno dove portare i ragazzi a vivere il podismo, il running.

E la valorizzazione di tutto il movimento ne trae conseguenze non eccelse.

La situazione quindi, a cascata, non consente poi di individuare intercettare i talenti.

[R] In quale direzione ritieni dovrebbe muoversi quello degli adulti?
Il “mondo running” degli adulti si sta muovendo in un direzione qualitativa divenuto ormai un fenomeno di massa, che attrae molti più runners che anche solo 10 anni fa.

[A] Tante gare, tanti podisti. Il problema che si pone ora è che questo fenomeno di massa, come in tutte le situazioni analoghe, ingenera interessi.

Essendo lontani da un ambiente professionistico e quindi capace di ingenerare reale forza lavoro, questo pone già una conflittualità tra le tante forze che si contendono pochi interessi che potrebbero invece maturare.

“L’uovo di colombo” sarebbe quello di continuare l’attività investendo nell’indotto e a favore degli atleti quello che si genera nel movimento per alimentare così il circolo virtuoso e perché le limitazioni per l’utenza potrebbero essere deleterie al sistema stesso.

occorre riportare attenzione sull’attività promozionale – portare giovani a avvicinarsi al podismo – e quindi far crescere la cultura in questo senso a partire dai presidenti delle società, formare i tecnici per i vivai, inserire in ragazzi in circuiti significativi.

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